giovedì 5 luglio 2012

SEL Rovigo: Incontro pubblico sulla Sanità il 14 luglio 2012 a Rovigo


IL PIANO SANITARIO REGIONALE

E IL POLESINE


Sabato 14 luglio 2012
Ore 9,30
Rovigo – Sala Gran Guardia

Saluto di Giovanni Nalin, Consigliere Comunale gruppo SEL
Relazione introduttivaFrancesco Gennaro, Medico - membro Assemblea Nazionale di SEL
Piano Sanitario Regionale, il punto di vista dei mediciFrancesco Noce,  Presidente provinciale Ordine dei Medici
Piano sanitario regionale e disabilitàNina Daita, Responsabile nazionale Area disabilità CGIL
Dibattito
Conclusioni:
Fortunato Guarnieri, Medico, già sindaco di Chioggia
Mauro Valiani, Coordinamento SEL Toscana e membro Consiglio Nazionale SEL

Hanno garantito la loro presenza i Presidenti della Conferenza dei sindaci ULSS 18 
e ULSS 19 ed esponenti del sindacato e dell’associazionismo polesano


lunedì 2 luglio 2012

SEL Rovigo: Idee per il futuro del partito. Documento del Comitato Federale

Il seguente documento sulle scelte future del partito è stato approvato dal comitato federale di SEL Rovigo, ed inoltrato a Roma:


Sinistra Ecologia e libertà nasce in Italia per rifondare una nuova sinistra che, a partire dai temi del lavoro, della centralità dell’ecologia (intesa come occasione di trasformazione economica) e delle libertà civili, possa candidarsi alla guida del paese mettendo al centro la giustizia sociale e l’uguaglianza, tra generi in primis.

Il contesto politico in cui SEL si trova ad operare è estremamente duro e difficile, inquinato da un ventennio in cui i citati “items” sono stati interamente derubricati dai governi che si sono succeduti, da una cultura fondamentalmente di destra, ma, per molti aspetti, anche da un’azione di governo del centro sinistra (per i pochi anni in cui c’è stato e certamente principalmente nei territori). La conseguenza di questo è un deserto culturale da cui ripartire, ma anche una sfida straordinaria ed uno stimolo per gli aderenti di SEL che si rendono conto sia necessario proporre un’alternativa culturale, prima ancorache politica, da offrire a questo paese. Occorre superare la fase dell’ “io personale” per arrivare a proporre un’idea di benessere collettivo, attraverso la realizzazione di un nuovo senso comune gramscianamente inteso.

La povertà culturale, in questi anni, soprattutto a sinistra, si è manifestata con l’idea che la “conquista” del potere, prima ancora che attraverso una proposta politica alternativa, si potesse raggiungere con accordi/intese fra partiti e gruppi di potere. La conseguenza di tale “mito della caverna” di platoniana memoria ha portato alla perdita di vista delle reali istanze che una parte del paese esprimeva .

Contro questa logica di “palazzo", se SEL si candida ad una trasformazione di questa concezione della politica, allora deve avere ben presente che il contatto, lo scambio con gli iscritti e con l’elettorato, ma anche con i potenziali simpatizzanti, diventa di fondamentale importanza. Per questo occorre mantenere un comportamento che al di là delle variabili espresse dall’indefinitezza di interlocutori seppur importanti come il PD, salvaguardi gli obbiettivi costitutivi del nostro partito.

Proprio in questa fase interlocutoria con gli attori politici del centro sinistra occorre partire da una piattaforma programmatica attraverso cui SEL possa affermare chiaramente la propria identità politica, in grado di recepire proprio il bisogno di cambiamento e di trasformazione del contesto sociale attraverso l’agire politico (a tal proposito si saluta positivamente la proposta di reddito di cittadinanze e il tema delle unioni civili). Tale piattaforma deve essere il frutto di un confronto vasto ed approfondito nel partito e deve costituire, quindi, il riferimento cardine attraverso il quale agire qualsiasi tipo di confronto, ed eventualmente, anche, lo strumento con cui porre delle discriminanti.

Si è persuasi che, solo avendo chiaro quello che si intende essere, sarà possibile individuare o decidere di non dar corso ad un percorso politico anche con quei soggetti, come il PD, che ora sostengono il governo Monti e che potrebbero essere pericolosamente attratti dalle politiche, totalmente in contrasto con SEL, di un governo che, lungi dall’essere tecnico, assume scelte gravissime contro il mondo del lavoro e dei diritti.

Per queste ragioni si vuole leggere come un “artifizio giornalistico” l’idea che il presidente di SEL possa partecipare alle primarie del PD. Soprattutto, l’assemblea pone in rilievo la necessità di ricercare il dialogo, ancor prima che con i partiti, proprio con tutti quei soggetti associativi e con quei cittadini che pensano siamo maturi i tempi per proporre un nuovo modello di società e lo hanno fatto aderendo alle campagne elettorali per i referendum scorsi o firmando per il superamento della legge elettorale attualmente in vigore. Solo dopo aver fatto un percorso di questo genere sarà possibile proporre un confronto, anche attraverso lo strumento delle primarie, con tutto il centro sinistra.


Rovigo 28 giugno 2012

Mirko Bolzoni
Coordinatore Provinciale di SEL

lunedì 4 giugno 2012

All'incontro delle famiglie è mancata una voce: la voce plurale

Tra i tanti interventi, incontri, manifestazioni che ci sono stati all’Incontro Mondiale delle Famiglie appena concluso a Milano, è mancata una voce: la voce plurale. Quella voce che esprime la molteplicità del reale, l’inequivocabile pluralità in cui si dipanano le esistenze umane personali e collettive e in cui la nostra storia e la nostra società sempre più si manifestano, indipendentemente dalla rigidità delle istituzioni e dagli schematismi più o meno conformisti.
Al movimento “Noi siamo chiesa” è sembrato che non sia sufficiente parlare di “famiglia”, della sua importanza e anche della crisi in cui versa un certo suo modello (almeno quello borghese/occidentale), ma che occorra rifarsi a quei vissuti, a tutte quelle persone che danno vita a realtà affini a quelle familiari, e a quei problemi concreti, gravi e multiformi, che ne mettono in discussione il suo assetto tradizionale, soprattutto per la riproposizione comunque di modelli parziali.
La famiglia costituita da una coppia unita in matrimonio secondo la Chiesa Cattolica e secondo la Costituzione è importante per la responsabilità pubblica ed ecclesiale che assume ed è, ovviamente, un modello anche da proporre. La realtà però mostra che una gran quantità di matrimoni si scioglie e che esistono convivenze al di fuori delle strutture giuridiche; situazioni di cui non si può non tenere conto anche perché molto spesso sono ricche di risorse e di valori. Perché considerare pericoloso ammettere ed ascoltare la voce di chi vive realtà diverse dal modello tradizionale? Siamo davvero convinti che tutte le situazioni che esprimono relazioni caratterizzanti la realtà familiare (stabilità, ospitalità, vita, progettualità) non possano essere un ulteriore arricchimento per tutta la Chiesa?
Le realtà familiari, in quanto appartenenti al tessuto sociale, sono dinamiche e come tali vanno osservate e comprese nella storia. I problemi che la vita familiare oggi presenta (divorziati/risposati, coppie di fatto, convivenze di vario tipo, esperienze “altre” di gente che si dichiara credente o che è battezzata) come vanno affrontati secondo l’insegnamento e il comportamento che Gesù ci ha lasciato nel vangelo?
Ecco perché pensiamo che a Milano sia mancata qualche risposta. " Al di sotto della parziale recezione di queste prospettive da parte del magistero sono individuabili due questioni nodali non ancora tematizzate nell’immaginario cattolico: la soggettualità libera delle donne(non riducibile mai al solo sponsale/materno) e l’autonomia del pensiero e di scelta dell’adulto. La parola della Chiesa rischia di apparire oggi poco significativa proprio perché non capace di intercettare il ridefinirsi dell’umano intorno a queste due prospettive del moderno: stigmatizza così comportamenti individuali secondo un codice non più condiviso, perpetua stereotipi di genere, si arrocca nel ripetere un già esperito, perché non si fa interpellare fino in fondo dal cambiamento delle relazioni affettive e dalla ri-collocazione della famiglia nell’insieme delle dinamiche sociali" (Serena Noceti, teologa).

Francesco Gennaro

sabato 2 giugno 2012

Sull'approvazione del Senato alla riforma del lavoro


Ora tutte le condizioni affinché la riforma del lavoro sia legge dello Stato ci sono tutte. Il Senato approva, ha vinto la ministra del non lavoro e della povertà Fornero. Non interessa che siano serviti colpi di voti di fiducia, con interessano nemmeno le proteste del mondo del lavoro! Non conta se anche gli imprenditori stranieri hanno chiaramente sostenuto che a bloccare gli investimenti in Italia non sono i lavoratori col “posto sicuro” ma le tangenti, la mafia, e tutta quella “cricca malavitosa” che ruota attorno agli appalti ed alle concessioni.
“L’Europa ce lo chiede”, si è detto. Del resto il mandato era chiaro: risanare il paese secondo i criteri imposti dalla Banca Centrale Europea, ed il governo Monti ha svolto pedissequamente il suo lavoro. Lo ha fatto utilizzando a pretesto un valore importante per noi italiani: quello dell’unità europea; ma non è questa l’Europa a cui pensavano Spinelli e De Gasperi.
Vogliono colpire un sistema, quel sistema che aveva garantito in tutto il vecchio continente una discreta tranquillità sociale attraverso importanti conquiste sindacali. La ragione è molto semplice: chi è più precario è più debole e quindi è più in balia del più forte. Tale condizione si sostanzia in meno rivendicazioni e maggiore accettazione di condizioni di sfruttamento.
La visione del mondo dell’economia europea e mondiale è ormai chiara. Il problema è, ora, comprendere cosa voglia fare la politica, quella che è espressione della volontà popolare. Viene da chiedersi: quale cittadino ha dato mandato al governo Monti di indebolire le sicurezze sociali e quelle del lavoro?
Cosa centra lo Statuto dei Lavoratori, le garanzie che questo riconosce, con la crisi economica? I partiti che stanno sostenendo il Governo Monti, i parlamentari di PDL, PD, il Centro di Casini che mandato hanno avuto dai loro elettori?

Si sono illuse le giovani generazioni, in loro nome si è approvata una riforma che peggiora le condizioni dei precari, delle partite iva e dei lavoratori autonomi, lasciati senza sostegno al reddito e distruggendo il poco welfare rimasto.
  
Occorre che la politica sappia prendere le redini della situazione caotica in cui versiamo e non abdichi al suo ruolo per farsi sostituire dai banchieri. E’ necessario che si prospettino altre alternative alla macelleria sociale oggi in atto e si confrontino queste con i cittadini. “Con questo provvedimento , come dice Vendola, siamo molto vicini al punto di fusione tra rottura sociale e crisi democratica”: Serve che la politica sappia intendere l’estrema drammaticità di questo passaggio davvero storico e soprattutto sappia offrire una risposta capace di evocare un’alternativa credibile e in grado di dare speranza a un’Italia ferita e spesso persino disperata.
In questo SEL sarà impegnata e su queste questioni si confronterà con le forze politiche, sociali e con gli attori economici di questo paese per offrire differenti prospettive a chi sta perdendo ogni speranza.

Mirko Bolzoni
Sinistra Ecologia Libertà
Federazione di Rovigo