Dopo l'introduzione del consigliere
comunale Giovanni Nalin e i saluti del Sindaco di Rovigo Bruno Piva,
la relazione di Francesco Gennaro (SEL) ha fatto il quadro di una
riforma tanto “condivisibile nelle linee guida teoriche” quanto
“vaga e indefinita”, in mancanza delle schede attuattive.
Gennaro ha riferito della prospettiva
non più “ospedalo-centrica”, in quanto il perno del nuovo piano
sarebbe costituito dai distretti, in cui giocherebbero un ruolo di
primo piano i medici di famiglia, e poi della assistenza ospedaliera
che sarebbe completamente rivisitata, secondo una classificazione di
maggiore o minore autonomia: Rovigo dovrebbe rimanere un ospedale
hub, ovvero centrale, perno
dell'intero sistema. Riguardo ai posti letto il Veneto avrebbe
già deciso per un numero inferiore a quanto indicato recentemente
nella spending review. Gennaro ha poi fatto un appunto alla
Regione sul sistema di controllo che non prevede un organo esterno,
ma solo interno: “affidando tutto ad un sistema di autocontrollo
sarà quasi impossibile riuscire prima ad individuare e poi risolvere
i problemi esistenti”. Un plauso è stato fatto da parte di
Gennaro al fatto che il Piano difenda la sanità pubblica (almeno
nelle sue linee guida) e una raccomandazione contro il project
financing che sta impegnando la spesa pubblica in maniera
sostanziosa a livello regionale, vedi l'ospedale di Mestre.
Nel corso del dibattito numerosi e
significativi sono stati gli interventi in particolare dei
consiglieri regionali Azzalin (PD) e Corazzari (Lega Nord), del
segretario FP CGIL Davide Benazzo, dell'assessore provinciale G.
Brusco e di G. Pineda (PRC), del responsabile sanità del PD polesano
M. Mazzo, dei rappresentanti delle associazioni della disabilità
FISH e ANMIC.
Dopo il dibattito le conclusioni sono
state affidate a Fortunato Guarnieri e Mauro Valiani (SEL nazionale).
Mauro Valiani ha sostenuto che le
politiche sanitarie e sociali in tempi di crisi dovrebbero andare in
direzione contraria cioè che “nei momenti più duri vanno
ricostruiti i diritti fondamentali”, come fece in Inghilterra il
governo di Churchill durante la guerra (mentre ora con Cameron si va
verso la soppressione del servizio pubblico).